COSTRUZIONI: FATTURATO IMPRESE CRESCE ALL’ESTERO

C’è un mercato, nel tempo della crisi e della disoccupazione, che registra segno positivo con effetti benefici non solo per l’economia italiana, ma anche per la nostra immagine nel mondo: quello del mercato estero per le imprese di costruzione nostrane. Ad affermarlo è il rapporto Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) del 2013 sull’industria delle costruzioni nel mondo, presentato oggi alla Farnesina.

Secondo il rapporto, il fatturato prodotto all’Estero nel 2012 dalle imprese è aumentato dell’11,4%, contrariamente a ciò che è accaduto nel mercato interno. La forbice tra il trend nel mercato interno e in quello estero, del resto, è da tempo in via di allargamento. Negli ultimi 8 anni il fatturato realizzato oltreconfine è triplicato: +200% circa, con un salto da 2,955 a 8,7 miliardi ed una crescita media annua del 14,5%. E a ciò va aggiunto che dal 2009 per un numero sempre maggiore di imprese, l'Estero ha rappresentato oltre il 50% del fatturato totale, a testimonianza della crescente importanza dello sbocco extra-italiano per il settore. Settore che rappresenta anche uno dei pilastri della diplomazia economica messa in atto dalla Farnesina. Quello delle costruzioni è un settore "di grande dinamismo, di andamento molto promettente in termini di fatturato" ed è un "settore simbolo del made in Italy" nel mondo.  I dati del rapporto rappresentano risultati incredibili, anche perché si riesce a mantenere aziende italiane che sul solo terreno interno non sopravvivrebbero.

Proprio il rapporto di collaborazione tra Farnesina e Ance (Associazione nazionale costruttori edili) ha reso possibile raggiungere 25 Paesi con missioni imprenditoriali di grande successo. Gli obiettivi per il 2014 sono ancora più ambiziosi: Paesi Asean, del Medio Oriente, dell'Africa subsahariana, del Nord America e del Centro Asia, sono i mercati a cui si punterà nei prossimi mesi. Mentre, per quanto concerne il 2012, il rapporto evidenzia come siano 88 i Paesi che hanno visto la presenza di imprese italiane. Il portafoglio delle nuove commesse (12 miliardi in totale) delle nostre imprese nel mondo resta ampio in Europa extra Ue (26%), seguita da Medio oriente (15,6%), Sud America (15,4%), Ue (12%), Africa Sub-Sahariana (10,2%) e Nord America (10%). Nove i Paesi del tutto nuovi per il settore: dall’Irlanda a Cipro, dalla Thailandia al Canada fino alle nuove frontiere Camerun, Zambia, Guinea, Costa d’Avorio e Malawi. E tutto ciò – si legge nel rapporto – nonostante due crescenti difficoltà emerse nel corso del 2012: le condizioni del credito, fortemente penalizzanti per le imprese di medie dimensioni e il portarsi dell’instabilità politica ed economico di regioni che sono tra i naturali sbocchi delle nostre Pmi, come i Paesi del Mediterraneo.

Il risultato finale, comunque, resta positivo e una crescita fondamentale riguarda le concessioni: autostrade, ospedali, impianti energetici e acquedotti, dove le imprese italiane hanno creato delle solide partnership con i più grandi player internazionali del settore e con le più importanti istituzioni finanziarie mondiali (fondi e banche d’investimento). Si parla di contratti del valore di 63 miliardi di euro nell’ambito di raggruppamenti internazionali, di cui 11,5 appannaggio delle imprese italiane.

Fonte: Ministero degli Affari Esteri